
C’è una parola che sfugge al tempo,
una parola che non si può insegnare né possedere: Dolcezza.
È anche il nome di un’opera di Perry (Pietro Bianchini), artista della nostra terra, nato a Darfo nel 1943.
Un uomo dopo l’uomo — come direbbe Sri Aurobindo,
non l’uomo comune, vestito di abitudini e giacche con cravatta ma quell’Uomo dopo l’Uomo,
che ha superato la materia per abitarla con coscienza,
che non domina la terra, ma la ascolta.
Ho avuto la fortuna di incontrarlo personalmente,
un incontro che non è stato solo estetico, ma umano e spirituale.
Perché Perry non lavora la materia — la ascolta.
Potrei dire che in chiave esoterica, questa frase diventa un ponte tra mondi:
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nella fisica quantistica, la materia non è solida ma energia organizzata;
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nell’arte e nella coscienza, ciò che appare solido (terra, corpo, dolore) è solo la superficie del campo; una luce di lampo che appare e svanisce; l impermanenza
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per Perry, l’artista, e per te, l’osservatrice, ciò che davvero “parla” non è la materia, ma l’intelligenza che la attraversa.
“Dolcezza” mi ricorda quella voce segreta che la terra custodisce in sé: non la dolcezza fragile dei gesti,
ma quella antica, che conosce la sofferenza e nonostante tutto sceglie di fiorire.
È la dolcezza che non addolcisce, ma trasforma.
Quella che attraversa il dolore e lo rende canto.
È un archetipo femminile, un’energia circolare che riporta alla sorgente, un inno alla vita e alla gioia di vivere la vita vera nella libertà del respiro dell’aria, della potenza del fuoco, della freschezza dell’acqua e della saggezza della terra.
“La bellezza è negli occhi di chi la guarda”, diceva Dostoevskij, perciò non c’è modo di conquistarla che non rifuggire dai luoghi comuni, ripulire i sensi dai valori percettivi condizionati e percepire in modo libero se stessi e la propria bellezza.

Nel linguaggio di Perry, la dolcezza diventa alchimia:
è la forza che unisce gli opposti, che riconcilia il duro e il tenero,la materia e lo spirito, la ferita e la guarigione, il 2 in 1.
E forse proprio qui, dove la terra incontra la luce,
la materia – che pur non esistendo cosi come nella nostra percezione – comincia a parlare.
La dolcezza è un arcano.
Come ogni arcano, deve essere presente nella nostra vita, è una presenza silenziosa che ci accompagna,
un principio che chiede coraggio per essere vissuto fino in fondo.
Ha in sé una dimensione sacra e canonica, la dolcezza non è debolezza, ma presenza,
un tempio interiore che va onorato e valorizzato.
C’è una stirpe della dolcezza, un’eredità invisibile che ciascuno porta in sé.
È la nostra parte più antica, quella che conosce la compassione e la grazia.
Ma la dolcezza non nasce dall’alto — si coltiva dal basso.
È un movimento ascendente, un flusso che sale dalla terra al cielo,
dalle radici al cuore, dal cuore alla coscienza.
Solo così possiamo innalzarci verso ciò che è infinito.
La dolcezza ci vuole.
È un organo dell’anima che va coltivato, come Perry lo coltiva nelle sue opere,
una forza che plasma, che illumina, che ci ricorda che ogni materia,
se attraversata con amore, può diventare spirito.
Al LUER PRINCE, questa stessa energia abita gli spazi.
Tra il lago, la pietra e la luce, la dolcezza è una presenza sottile,
un invito a rallentare, ad ascoltare, a lasciarsi trasformare.
Un soggiorno qui non è solo riposo:
è un incontro.
E come ogni incontro, va coltivato.
Va nutrito con presenza, con ascolto, con quella lentezza che permette alla materia — o forse al suo silenzio — di parlare.
E con quella voce invisibile che, come l’arte di Perry, continua a parlare.
Le opere di Perry – Pietro Bianchini
Le opere di Perry (Pietro Bianchini) si radicano nel territorio come semi di memoria.
Sono presenze vive, permanenti, disseminate nei luoghi della Valle Camonica, dove vi è un dialogo con la natura, il silenzio e il sacro.
Artista di importanti riconoscimenti, Perry ha partecipato a numerose mostre internazionali, tra cui:
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la Collettiva di New York,
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la Biennale Internazionale d’Arte di Palermo, curata da Vittorio Sgarbi e Paolo Levi,
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una mostra personale al Palazzo Martinengo di Brescia,
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l’esposizione presso l’Accademia Tadini di Lovere.
Diverse sue opere, in legno e ceramica, sono oggi permanenti e visitabili in numerosi centri della Valle Camonica.
Opere che respirano accanto alle incisioni rupestri, tra santuari, borghi e paesaggi e che trovano spazio anche in luoghi simbolici come il Vittoriale degli Italiani di Gardone Riviera.
La Dolcezza permane e Luer Prince la riconosce come parte integrante del suo essere:
un luogo dove l’arte incontra l’anima.

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